La convinzione di poter avere tutto e fare tutto non è una novità. È un mito che circola da così tanto tempo, che sono certo ne sia contagiato praticamente chiunque, oggi. Ce lo vende la pubblicità. Lo promuovono le aziende. È nascosto nei mansionari che forniscono elenchi chilometrici di competenze ed esperienze richieste come standard. Si cela nei moduli di iscrizione alle università anglosassoni, dove bisogna citare decine di attività extrascolastiche.

La vera novità è il grave danno che questo mito può causare in un’epoca in cui le scelte e le aspettative sono cresciute in maniera esponenziale. Il risultato è gente stressata che cerca di stipare l’ennesima attività in più in una vita già troppo fitta di impegni. Aziende dove si parla di equilibrio tra vita professionale e personale, ma poi ci si aspetta che i dipendenti tengano acceso lo smartphone ventiquattr’ore al giorno, 365 giorni all’anno. Riunioni di lavoro dove si discute di ben dieci “massime priorità”, e senza traccia di ironia.

Il termine priority (“priorità”) è entrato nella lingua inglese nel Quattrocento. Era usato al singolare, per indicare “la prima cosa in assoluto”, “ciò che viene prima”, ed è rimasto un sostantivo singolare per i successivi cinquecento anni. Solo nel Novecento si è cominciato a parlare di priorities, al plurale.

In modo del tutto illogico, abbiamo pensato che cambiando la parola avremmo potuto piegare la realtà a nostro piacimento, che da quel momento saremmo stati in grado di avere tante “prime cose”.

È proprio quello che cercano di fare abitualmente le persone e le aziende. Oggi nelle aziende o nella produttività personale si usano i più svariati metodi per fissare le priorità.

  • Il metodo 1, 2, 3, 4, 5…
  • Il metodo A, B, C, D, E…
  • Il metodo Urgent, High, Medium, Low..
  • Il metodo Q1, Q2, Q3, Q4
  • e così via

Si ha così l’impressione che ci sono tante priorità, mentre in realtà non c’è nessuna priorità.

Tuttavia, quando cerchiamo di fare tutto e di avere tutto, ci ritroviamo ad accettare compromessi che non sarebbero mai rientrati nella nostra strategia intenzionale. Quando non decidiamo in maniera mirata e deliberata dove incanalare le energie e il tempo a disposizione, gli altri, i capi, i colleghi, i clienti e anche i familiari sceglieranno per noi, e presto avremo perso di vista tutto ciò che è importante e significativo. Possiamo scegliere da soli, oppure permettere che siano i programmi altrui a controllare la nostra vita.

Un giorno Bronnie Ware, un’infermiera australiana che assisteva i malati terminali nelle ultime dodici settimane di vita, decise di prendere nota dei rimpianti che le confidavano più spesso. In cima alla lista c’era:

«Avrei voluto avere il coraggio di vivere la vita che desideravo io, e non la vita che gli altri si aspettavano da me».

Per farlo non basta dire no a casaccio, ma occorre eliminare l’inessenziale in maniera mirata, intenzionale e strategica. E non sbarazzandosi soltanto delle incombenze che chiaramente ci fanno perdere tempo, ma escludendo anche alcune buone opportunità. Invece di reagire alle pressioni sociali che ti attirano in un milione di direzioni diverse, imparerai un modo per ridurre, semplificare e focalizzarti su ciò che è assolutamente essenziale, scartando tutto il resto.

Immagina che questo blog sull’essenzialismo faccia per la tua vita e per la tua carriera quello che può fare un professionista dell’ordine per il tuo armadio. Pensa a cosa succede se non lo riordini mai. Rimane lindo e pulito, con i pochi capi che ami indossare appesi alle grucce? Certo che no. Se non fai uno sforzo consapevole, si riempie di vestiti che metti raramente, mescolati alla rinfusa.

Ogni tanto la situazione sfugge al controllo a tal punto che cerchi di fare pulizia, ma se non adotti un sistema rigoroso ti ritroverai con la stessa quantità di abiti che avevi all’inizio, perché non riesci a decidere quali buttare via, o con il rimorso di aver eliminato per sbaglio qualcosa che usavi ancora e che volevi tenere, oppure con una pila di indumenti che non vuoi conservare, ma di cui non ti sbarazzerai mai perché non sai bene dove portarli o cosa farne.

Come l’armadio si riempie man mano che si accumulano abiti che non mettiamo mai, così le nostre vite si affollano via via di incarichi e attività ai quali abbiamo detto sì, pur con le migliori intenzioni. La maggior parte non ha una scadenza: se non disponiamo di un sistema per fare pulizia, una volta preso l’impegno esisteranno per sempre.

Ecco quindi come si comporterebbe un vero Essenzialista:

1. Esplora e valuta

Invece di chiederti: “C’è la possibilità che lo indossi in futuro?” poniti domande più rigorose e difficili: “Mi piace davvero?”, “Mi sta molto bene?”, “Lo indosso spesso?”. Se la risposta è no, saprai che quello è un candidato all’eliminazione. Nella vita personale o professionale, interrogarti su quali vestiti ti piacciono davvero equivale a chiederti: “Quest’impegno, questo sforzo, darà il massimo contributo possibile per farmi raggiungere il mio obiettivo?”.

2. Elimina

Poniamo che tu abbia diviso i vestiti in due mucchi: “quelli che devo tenere” e “quelli che probabilmente dovrei eliminare”. Ma sei davvero pronto a infilarli in un sacco e darli via? In fondo, subisci l’influenza dei cosiddetti “costi sommersi”: secondo alcune ricerche, tendiamo ad attribuire alle cose che già possediamo un valore più alto di quello reale, quindi facciamo più fatica a liberarcene. Se sei ancora indeciso, poniti questa domanda cruciale: “Se non ce l’avessi già, quanto sarei disposto a spendere per comprarlo?”. Di solito, funziona. In altre parole, non è sufficiente stabilire quali attività e sforzi non danno il massimo contributo possibile: occorre eliminarli. La seconda parte del libro ti mostrerà come rimuovere l’inessenziale, ottenendo il rispetto di colleghi, capi, clienti, familiari e amici.

3. Agisci

Se vuoi che l’armadio rimanga in ordine, ti occorre una routine da seguire per organizzarlo. Ti serve un grande sacco per gli abiti da buttare via, e uno spazio molto ristretto per quelli da tenere. Devi sapere dove si trovano i cassonetti e qual è l’orario di apertura del negozio dell’usato più vicino. Dovrai fissare un appuntamento prima di andarci. In altri termini, una volta stabilito quali attività mantenere, quelle che contribuiscono maggiormente a raggiungere il tuo scopo, hai bisogno di un sistema per svolgerle con il minore sforzo possibile.

Bibliografia:
Essentialism di Greg McKeown

Iscriviti GRATIS a
“ESSENZIALISMO DAILY”

https://marcomignogna.it
Ti piacciano gli articoli di Marco Mignogna? Seguilo sui social!
Commentato da: La convinzione sbagliata di “potere avere tutto”

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Attach images - Only PNG, JPG, JPEG and GIF are supported.